Fukushima un anno dopo: per ricordare, per non ripetere.

TOKYO, 11 MARZO ’12 – Il Giappone si e’ fermato alle ore 14.46 locali (le 6.46 in Italia) in un minuto di silenzio grondante emozione e dolore, ad un anno dalla catastrofe umana e naturale dell’11 marzo 2011: il terremoto, lo tsunami e la crisi nucleare di Fukushima.
L’imperatore Akihito, presente assieme alla consorte Michiko alla cerimonia ufficiale voluta dal governo presso il Teatro Nazionale di Tokyo, ha espresso ringraziamento a nome dell’intero Giappone per la solidarieta’ internazionale dopo la catastrofe dello scorso anno. L’imperatore ha ricordato le vittime, il sacrificio dei volontari e la crisi nucleare ancora lungi dall’essere risolta. ”Non dobbiamo dimenticare la tragedia – ha aggiunto- ma trasmetterla alle nuove generazioni per un futuro piu’ sicuro”. Nei giorni scorsi, proprio in vista dell’anniversario alle porte, attivisti di Greenpeace avevano organizzato iniziative di protesta in oltre 20 Paesi del mondo per richiamare l’attenzione sui rischi del nucleare, non così sicuro come spesso viene fatto credere.
L’impianto di Fukushima, a seguito del terremoto, subì seri danni ai sistemi di raffreddamento dei sei reattori nucleari. Tre di questi si surriscaldarono progressivamente fino a raggiungere una parziale fusione del nocciolo, con una pesante emissione di radiazioni in un raggio molto ampio di territorio circostante. Ma cosa è successo in questo anno? Mentre a fatica si fa la conta dei danni e dei morti causati dal terremoto e dallo tsunami, ancora difficile quantificare i danni naturali e sulla salute umana del disastro nucleare. Difficile, soprattutto, capire quanto sia stata arginata la fuoriuscita di radiazioni e quali saranno gli effetti sulla popolazione per gli anni a venire.

C’è confusione e un po’ di nebbia sui numeri. I morti cambiano a seconda della fonte: si va dai 18 mila ai 22 mila. Secondo le Nazioni unite, poi quasi 600 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Di questi 150 mila sono stati evacuati a causa del rischio radioattivo nella zona circostante a Fukushima. Non parliamo poi delle decine di migliaia morti in maniera orrenda che ancora emergono cadaveri, di tanto in tanto,dalle onde del mare. La TEPCO (Tokyo Electric Power Company), società che ha in gestione la centrale, ha garantito interventi per sanare la zona radiattiva per 3,8 miliardi di dollari.
Il governo, dal canto suo, si è impegnato a decontaminare un’area di 13 mila chilometri quadrati intorno a Fukushima e a smaltire migliaia di tonnellate di rifiuti potenzialmente tossici. Ma molti sono ancora i problemi che rallentano la ricostruzione e la decontaminazione dell’area.Ad esempio, non è stato trovato un accordo sulla destinazione dei 22,53 milioni di tonnellate dei detriti prodotti dello tsunami nelle prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima: finora poco più del 5% è stato incenerito o smaltito.

Alcune zone, ancora, entro 20 km dalla centrale, continuano a registrarre livelli di radiattività che non ne garantiscono la abitabilità. Vi è poi un gravissimo problema sulla catena alimentare. Particolarmente a rischio sono le specie ittiche. Le autorità stanno aggiornando i limiti sul cesio radioattivo negli alimenti, con riduzioni tra un ventesimo e un quarto rispetto agli attuali parametri.

La crisi poi ha prodotto un danno economico straordinario per il Paese: 25 miliardi di euro, per le conseguenze della crisi naturale e della mancata produzione di energia, con la necessità di massicci acquisti di energia dall’estero. Dei 54 reattori del Paese – divisi in 18 centrali – solo due funzionano ancora a pieno ritmo, mentre tutti gli altri sono stato progressivamente spenti. La paura di un nuovo disastro la fa da padrone.

In Europa e in Italia la tragedia è stata vista da lontano, contribuendo come sempre a ravvivare le polemiche incrociate tra i pro e i contro il nucleare.

Manca, come sempre, una seria riflessione sui rischi e sui possibili benefici, sulle alternative possibili e migliori. Una riflessione scevra di preconcetti e di battaglie di bandiera. Questi eventi terribili dovrebbero, almeno, in tutta la loro drammaticità, avere la forza di unire tutti alla ricerca di una possibile, concreta soluzione per il bene del tanto martoriato pianeta Terra.

TOMMASO ROSSI


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