Casapesenna, arrestato il sindaco agli ordini del boss Zagaria

NAPOLI, 10 FEBBRAIO ’12 – Il sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, 57 anni, ingegnere, omonimo ma non parente del super boss della Camorra Michele Zagaria (catturato il dicembre scorso), agiva proprio per conto del boss. E, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla DIA di Napoli, sempre per conto di Michele Zagaria avrebbe “consigliato” spassionatamente al precedente sindaco Giovanni Zara, al secondo mandato, di dimettersi e di non intraprendere iniziative pubbliche contro la camorra. Il sindaco agli ordini del boss, è stato arrestato oggi dalla Dia. Gli viene contestata l’accusa di violenza privata nei confronti del precedente sindaco Zara. Accusa in concorso col boss Michele Zagaria. L’operazione è scattata all’alba coordinata dal capo della Dda di Napoli Federico Cafiero de Raho. Numerose le perquisizioni e gli arresti nella zona di Casapesenna nel Casertano, nel cuore dei Casalesi e nel Basso Lazio. In manette i cosiddetti “colletti bianchi ritenuti favoreggiatori del clan dei Casalesi” e in particolare di Michele Zagaria: si tratta di assessori e consiglieri comunali di Casapesenna. Nel frattempo è stata avviata la procedura di scioglimento dell’amministrazione comunale del paese che ha dato i natali al boss Michele Zagaria.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di violenza privata in concorso con un boss della camorra?

R: Il reato di violenza privata, che punisce con la reclusione fino a 4 anni chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa.

D: Il reato in concorso con un boss è considerato aggravante?

R: Esiste una specifica aggravante del metodo mafioso, quando un qualche reato viene compiuto avvalendosi di modalità di stampo mafioso, e quindi sfruttando la forza intimidatoria tipica.

D: Come mai non vengono contestate al sindaco Fortunato Zagaria anche la minaccia e l’associazione per delinquere?

R: Il reato di minaccia è assorbito dalla violenza privata che, come detto, richiede appunto la minaccia. Per aversi partecipazione all’associazione a delinquere serve una ruolo, anche minimo, anche di concorso esterno, purché munito di un qualche requisito di stabilità e legato alla commissione di più reati. Compiere un singolo reato in concorso con un appartenente ad una associazione a delinquere di tipo mafioso non crea, di per sé, appartenenza alla stessa, purché non via sia in animo di chi lo compie la prefigurazione di rendere un contributo al rafforzamento dell’associazione stessa e alla realizzazione dei suoi scopi.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply