ROMA, 10 FEBBRAIO ’12 – Incredibile anticipazione nella puntata di ieri di “Servizio Pubblico” che riferisce l’uscita nelle edicole de Il Fatto Quotidiano con una notizia in esclusiva che “farà rumore a livello mondiale”, come detto dal giornalista Sandro Ruotolo. Il quotidiano, diretto da Antonio Padellaro, infatti, questa mattina ha pubblicato un documento riservato che ipotizzerebbe la morte di Papa Benedetto XVI entro novembre prossimo. Il documento, che risalirebbe al 31 dicembre 2011 e sarebbe firmato dal cardinale colombiano Castrillon, il quale lo avrebbe consegnato al Santo Padre nel gennaio del 2012, riferisce quanto detto dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, circa l’ipotesi di un complotto ai danni del Pontefice. L’annotazione, scritta in tedesco, si baserebbe su colloqui riservati durante una visita del Papa in Cina, avvenuta lo scorso mese di novembre.
A rivelare l’anticipazione sulle colonne de Il Fatto Quotidiano è il giornalista Marco Lillo che spiega come nel documento si parli anche del possibile successore di Benedetto XVI, nella persona di Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano. “Romeo non ha detto che il Papa sarà ucciso ma che morirà”, ha puntualizzato Lillo ieri sera su “Servizio Pubblico” specificando anche che tale documento non sarebbe particolarmente apprezzato dal segretario di stato, Tarcisio Bertone. Il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, ha commentato: “Sono farneticazioni che non vanno prese in alcun modo sul serio”.
ELEONORA DOTTORI
D: Si può parlare di reato di diffamazione? Se il documento in questione dovesse risultare autentico, potrebbero esserci conseguenze per chi ha pubblicato la notizia?
R: Il reato di diffamazione punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 1032 euro chiunque offende l’onore o il decoro di altri comunicando con più persone. La pena è aggravata (reclusione fino a due anni o multa fino a € 2065) se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto specifico e determinato ed è ulteriormente aggravata se la diffamazione è compiuta a mezzo stampa, media televisivi o internet. Per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa, esclude il reato il c.d. “diritto di cronaca” purchè sussistano contemporaneamente tre condizioni: che la notizia data sia vera, che esista un interesse pubblico alla conoscenza di quei fatti e che siano rispettati i limiti in cui tale interesse sussiste mantenendo l’informazione entro i confini dell’obiettività.
Orbene, data questa premessa, nel caso concreto, considerato il delicato contenuto del documento che oltre a rivelare un ipotetico complotto ai danni del Pontefice, non risparmierebbe neppure severe critiche da parte del Cardinale colombiano Castrillon nei confronti dello stesso Benedetto XVI , del Segretario di Stato Cardinale Bertone e del rapporto tra i due che sarebbe tratteggiato in modo a dire poco “conflittuale”, per parlare di diffamazione o meno si tratterà di verificare l’”autenticità” del documento e se ci sia stato o meno da parte del giornale quel doveroso controllo di attendibilità delle fonti e della veridicità della notizia. E’ certamente indiscusso l’interesse pubblico che una notizia del genere può assumere nell’opinione pubblica, sia di fedeli che non.
D: E di riservatezza della corrispondenza?
R: Effettivamente una questione potrebbe profilarsi anche su tale aspetto, ovvero la pubblicazione di un documento del genere, ritenuto strettamente riservato e confidenziale per il Papa Benedetto XVI.
In generale, a tutela della riservatezza della corrispondenza, il nostro codice penale prevede, tra gli altri, il reato di “rivelazione del contenuto di corrispondenza” che punisce chi essendo venuto a conoscenza abusivamente del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta e che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela, in tutto o in parte, causando un danno. E’ previsto poi anche il reato di “rivelazione del contenuto di documenti segreti” che invece punisce chi, essendo venuto abusivamente a conoscenza del contenuto che debba rimanere segreto di atti o documenti, pubblici o privati (non costituenti corrispondenza), lo rivela senza giusta causa ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto con altrui danno.
AVV.VALENTINA COPPARONI
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