“Processi, pensieri e azioni: riflessione sui reati associativi da fine ‘800 a oggi”


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JESI, 4 DICEMBRE ’11 – Una lunga riflessione sui reati associativi dall’800 ad oggi. La storia, nelle sue pieghe sociali, politiche, storiche e giuridiche, al microscopio di magistrati, giuristi, saggisti. “Processi, pensieri e azioni” – il convegno promosso dal Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi e tenutosi ieri mattina al Teatro Studio ‘Valeria Moriconi’ in piazza Federico II – ha visto confrontarsi sul tema dei reati associativi, partendo dalle requisitorie di Antonio Coppola, procuratore del Re ad Ancona, illustri personaggi del panorama giuridico italiano. Dal magistrato e saggista Paolo Borgna, al docente di Storia del pensiero politico presso l’Università di Torino Angelo D’Orsi, dall’avvocato, già Csm e fondatore di “giustiziagiusta” Mauro Mellini, al magistrato a Torino e già procuratore alla Corte di giustizia dell’Aja Alberto Ernesto Perduca. Grande assente, l’attesissimo Procuratore generale di Torino Marcello Maddalena. L’evento, cui hanno conferito una nota di musica e di memoria gli Onafifetti con la canzone “Badoglieide” (la preferita del giurista Alessandro Galante Garrone e inno del centro studi Calamandrei di Jesi) è stato salutato con favore dal senatore Carlo Azeglio Ciampi in una lettera in cui definisce l’iniziativa di spessore per il suo “valor di pedagogia civile”. Non a caso, la mattinata si rivolgeva agli studenti maturandi del Liceo scientifico. Particolarmente interessante la ricostruzione storico-politica del magistrato Paolo Borgna, che ha tracciato i confini temporali e geografici di una rivoluzione di pensiero ancor prima che politica e giuridica, dell’Italia di fine Ottocento.

TALITA FREZZI

Ma cosa è cambiato nel corso degli anni nella struttura dei reati associativi?

Nel periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia, tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900, il reato associativo era essenzialmente reato d’opinione politica.

Era l’alba del socialismo reale in Italia e ad Ancona in particolare aveva attecchito con forza quello che agli occhi del procuratore del Re Antonio Coppola poteva definirsi “sovversivismo”, dapprima di stampo repubblicano, poi socialista e libertario.

Gli imputati, anarchici e socialisti della provincia di Ancona, erano perlopiù operai, calzolai, manovali, commessi di bottega, barbieri. Erano le classi umili che, al grido di “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”, sfidavano il potere costituito del Re con la forza delle parole e delle idee.

E questo metteva paura. E in nome di questo si istruivano processi dove sotto accusa erano “azioni idonee ad eccitare la disobbedienza delle leggi e l’odio contro la borghesia”.

E il 25 febbraio 1898 la requisitoria per quello che all’epoca fu un Maxi processo marchigiano:109 imputati arrestati tra le migliaia di partecipanti all’assalto ai forni e granai, passato alla storia nelle Marche come i “moti del pane”. Il generale Bava Beccaris (“il feroce monarchico Bava”) si scagliò con ferocia e colpi di cannone contro il popolo insorto all’aumento del prezzo del pane imposto dal governo Di Rudinì, e fu sangue e scompiglio. 80 morti e 450 feriti. E tanti processati. E un bambino, che tornava da scuola, fu testimone con i suoi occhi di quei fatti orribili: Pietro Nenni, che nel 1914 sarà- assieme ad Enrico Malatesta- a capo delle barricate della “settimana rossa” ad Ancona.

Il reato associativo era, dunque, all’epoca, un mezzo di controllo da parte del potere delle idee. I delitti di istigazione a delinquere, di apologia di reato introdotti dal Codice Zanardelli del 1890 (di impostazione tutto sommato liberale), tutelavano l’ordine pubblico e la civile convivenza sociale da opinioni e non da fatti, prescindendo dall’accertamento oggettivo di un fatto-reato così come oggi inteso. Era l’anticipazione della soglia delittuosa alla messa in pericolo del bene giuridico, oggi ritenuta ormai inaccettabile dalla cultura giuridica contemporanea. Anche se a volte non mancando di queste derive.

Oggi il reato associativo- superata la fase di conflitto politico degli anni ’60-’70- ha assunto una connotazione diversa ed è diventato un utile strumento di repressione di associazioni criminali organizzate.A volte ne viene fatto un abuso da parte dei Pubblici Ministeri, a volte viene utilizzato come collante per tenere insieme singoli reati fine che mancherebbero di materiale probatorio per essere dimostrati e che necessitano di un qualcosa che ne definisca i contorni. Spetta a noi avvocati tenere alta l’attenzione contro questi tentativi, e farli emergere nel corso del processo per garantire in maniera effettiva all’imputato il rispetto dei principi costituzionali e di civiltà giuridica che ormai consideriamo imprescindibili.

A mio avviso resta un’altra gravissima anomalia nel sistema giuridico italiano, retaggio di un sistema repressivo e di polizia che rispecchia il periodo storico in cui è entrato in vigore il Codice Rocco (1930, in piena epoca fascista) e l’idea di un controllo sociale per tipologia di persone. Sono le misure di prevenzione, disciplinate da una legge del 1956, che, prescindendo dall’accertamento del reato e di fatti specifici, impongono gravi limitazioni della libertà personale (sorveglianza speciale, foglio di via obbligatorio, obbligo di soggiorno, divieto di soggiorno) in nome della tutela di polizia avverso persone considerate pericolose per l’ordine pubblico.

Ogni anno, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, le Forze di Polizia declamano con orgoglio il raggiungimento di record di misure di prevenzione applicate.

Credo che un sistema penale che si basi sull’anticipazione della soglia di punibilità inflittiva al solo sospetto o pericolo non debba fare alcun orgoglio, ad entrambe le parti della barricata, ma vada visto come un gravissimo vulnus alla cultura giuridica di un popolo che dice di rifarsi a princìpi costituzionali e internazionali garantisti.

AVV.TOMMASO ROSSI

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One Response

  1. Popinga
    Popinga at |

    [...] Mellini, in quanto relatore al convegno organizzato dal Centro Calamandrei su “PROCESSI, PENSIERI e AZIONI – riflessione sui reati associativi da fine ‘800 ad oggi” (riascoltabile su RadioRadicale.it), ci ha dato la possibilità di ascoltare, fuori [...]

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