‘Se una cadesse in stato vegetativo, l’altra l’aiuterebbe ad uscire di scena’, le mitiche gemelle Kessler si confessano


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ROMA, 1 FEBBRAIO ’12La loro immagine è quella mentre ballavano, bellissime, da-da-umpà: oggi le mitiche gemelle Ellen e Alice Kessler hanno 75 anni ed entrambe godono di ottima salute, tanto che a breve saranno in Italiaper un tour che le vedrà impegnate dal 7 febbraio al 4 marzo con il musical ‘Dott. Jekyll e Mr Hyde’, dirette da Giancarlo Sepe. Le gemelle tedesche furono lanciate nei primi anni 60, restando sul palcoscenico per circa un ventennio, girando i vari teatri italiani e partecipando a trasmissioni di successo. Ora, in occasione della loro tournè, il settimanale “Chi” le ha intervistate a tutto campo, svelando anche quelle differenze emotive che caratterizzano Ellen e Alice: la prima parla del suo amore, durato vent’anni, con Umberto Orsini finito per gelosia, Alice invece, commenta ridendo con una battuta ‘ lei ha avuto un uomo in vent’anni, io venti uomini in un anno’, ricordando le sue avventure ( fra cui la storia con Marcel Amont ed Enrico Maria Salerno ) e sostenendo di non temere il tempo che passa.

Ma oltre a parlare di progetti, di amori e di lifting, di cui Alice non è rimasta eccessivamente soddisfatta, le gemelle rivelano un loro segreto: nel caso in cui una delle due inseparabili gemelle dovesse, col tempo, trovarsi in uno stato vegetativo, l’altra l’aiuterebbe a lasciare la vita terrena. La notizia ha destato molto scalpore, ma le due Kessler hanno detto che lo vedrebbero come un ultimo, estremo, gesto di affetto reciproco.

Per ora lasciamole ballare, bellissime, nel loro nuovo spettacolo che speriamo possa essere un successo.

A.D.

D: La questione è assai delicata. In Italia, dopo il caso Eluana Englaro che di Piergiorgio Welby, si è a lungo dibattuto sull’eutanasia e fu approvata anche una legge: cosa dice attualmente la normativa?

R: In Italia l’eutanasia non è disciplinata in maniera autonoma dalla legge, ma deve intendersi come vietata. Applicare la “dolce morte” ad una persona è assimilabile all’omicidio volontario, che l’art. 575 codice penale punisce con la pena non inferiore a 21 anni. Se il colpevole dovesse dimostrare che vi era il consenso della “vittima” si tratterebbe pur sempre di omicidio del consenziente, che l’art. 579 punisce con una pena da 6 a 15 anni di reclusione.

Il codice penale prende invece in considerazione l’ipotesi del suicidio, punendo con l’art. 580 l’istigazione o l’agevolazione al suicidio (pena da 5 a 12 anni).
D: E cosa succede invece negli altri paesi europei?

R: L’eutanasia è disciplinata solo in Olanda.Invece in Svizzera è consentito il suicidio assistito attraverso l’opera di un’associazione privata che si chiama “Dignitas”. Molte persone si rivolgono a tale struttura per evitare i divieti previsti nei rispettivi paesi di origine, come accaduto a Lucio Magri.

D: E il rifiuto delle cure?

R: Il rifiuto della cura, invece, anche in Italia non è assimilabile ad un suicidio, ma rientra nei diritti della persona, come insegna il caso Welby.
Il problema, come invece emerso nel caso Englaro, sorge quando l’interruzione di ogni forma di trattamento medico o di supporto deve avvenire nei confronti di un soggetto in totale stato di incoscienza. Teoricamente il medico dovrebbe comunque proseguire le cure in assenza di una consapevole espressione della volontà del paziente, entro il limite del c.d. accanimento terapeutico. Quando si raggiunge tale limite non è facile stabilirlo. Spetta al buon senso del medico e dei familiari, o ad una sentenza come invece affermato dal caso Englaro.
Per anni si è discusso in Italia di come stabilire preventivamente dei limiti al diritto alla cura, normando il cd. “testamento biologico”. La ratio di tale istituto sarebbe consentire a chiunque di disporre del proprio trattamento terapeutico qualora si venisse a trovare in stato di incoscienza, ad esempio escludendo preventivamente il ricorso all’alimentazione forzata.
Ma il 12 luglio 2011 la Camera ha approvato il DDL sul “testamento biologico”, che per il varo definitivo dovrà essere votato dal Senato, presso cui al momento pende la discussione in commissione Sanitò. I punti principali sono due: le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) non vincolano i sanitari e viene esclusa la possibilità di sospendere nutrizione e idratazione, tranne che nei casi terminali. Inoltre, i DAT sono applicabili solo se il paziente ha un’accertata assenza di attività cerebrale.

AVV.TOMMASO ROSSI

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