‘Se mi lasci ammazzo tuo figlio’. Claudio,16 mesi,gettato nel Tevere dal padre


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ROMA, 7 FEBBRAIO ’12 – Il piccolo Claudio aveva 16 mesi e ora non c’è più. Ora è un angelo sparito nelle gelide acque del Tevere, dove sabato l’ha buttato quel padre violento che altre volte aveva picchiato sua madre minacciandola. “Se mi lasci ammazzo tuo figlio”. Quel ‘padre padrone’, Patrizio Franceschelli, 26 anni – ora in arresto per l’omicidio di suo figlio – ha avuto il coraggio di farlo davvero. Di gettare la creatura nel fiume. E quel fiume s’è mangiato il corpicino del bambino, senza più restituirlo a chi ancora lo sta cercando contro il tempo, contro il freddo, contro la disperazione. La sua giovane mamma (Claudia M.) mentre combatte per sopravvivere contro due mostri terrificanti chiamati depressione e anoressia, ha contro anche il marito. Quell’uomo che un tempo diceva di amarla e che adesso le ha tolto la cosa più importante della vita.

La storia di questa famiglia è una storia di tristezza e di degrado. La storia di due giovani, innamorati, ma forse non più della vita. Due giovani che affrontano le difficoltà di diventare genitori senza un lavoro, di andare avanti anche quando di mezzo ci si mette la droga che porta guai. Patrizio Franceschelli ha precedenti per spaccio di stupefacenti, per il quale era stato già arrestato due volte nel 2010, condannato a scontare la pena agli arresti domiciliari. Forse, aveva anche una dipendenza dalla droga. Disoccupato, viveva con la moglie a Corviale, nell’appartamento di sua madre. E riversava le sue frustrazioni e problemi sulla giovane moglie, Claudia, che picchiava e maltrattava. Ma l’amore rende ciechi e disperati, pazienti e assurdamente convinti che le cose cambieranno. Prima o poi. Claudia non aveva mai denunciato il marito. Nel silenzio, sprofondavano le lacrime e il dolore. Ma sprofondava anche lei.

Storia d’amore e violenza.

I familiari della ragazza hanno raccontato agli inquirenti che lei stava male, finita in una spirale di anoressia e depressione, che il marito-padrone era convinto di riuscire a curare senza l’aiuto di nessuno, solo urlandole contro e costringendola a mangiare. Claudia insieme al piccolino da qualche tempo era tornata a casa di sua madre, in via Degli Orti di Alibert, a Trastevere. Si sentiva protetta, al sicuro. Ma il marito continuava a venire, sentendo la casa dei suoceri come la sua. Vedeva spesso il figlio, lo portava alle giostre, specie durante le festività lui c’era sempre. Ma con la moglie le cose peggioravano, tanto che l’aveva picchiata anche due giorni prima della tragedia, a metà della scorsa settimana. Dopo le botte, l’aveva riaccompagnata a casa a Trastevere, con un segno di coltello sul braccio. E quella minaccia terribile gridata più volte. “Se mi lasci, ammazzo tuo figlio”. Una promessa di morte. Ma Claudia così come le persone a lei vicine non avrebbero mai immaginato che quel ragazzo problematico, violento, disperato sarebbe arrivato a tanto. Invece l’avrebbe fatto. Una volta a casa di sua madre, Claudia era sotto choc. A detta dei familiari, era persino incapace di riconoscere la madre. Tremava. Tanto che la mamma l’ha portata al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito, dove i medici accertando la gravità della situazione ne disponevano il ricovero. Da quel giorno, Franceschelli non si era più fatto vivo con Claudia, neanche una chiamata. E per la famiglia della ragazza quasi sarebbe sembrato un sollievo dopo tanto dolore e preoccupazione. Invece, il coraggio di portare a termine quella minaccia urlata, di cui i familiari di Claudia sapevano ma non volevano credere, Patrizio Franceschelli l’ha trovato sabato mattina all’alba.

Il rapimento e il delitto del bambino.

Mentre Roma dormiva sotto un manto immacolato di neve, l’uomo si è presentato a casa della moglie e dopo l’ennesima lite con la suocera e una zia, ha rapito il figliolo che dormiva nella sua culla. E’ scappato a piedi, un chilometro circa distante da casa, fino a ponte Mazzini. Poi, quando dei testimoni lo hanno visto e hanno cercato di chiedergli se avesse dei problemi, lui con uno scatto ha gettato il bambino avvolto nella sua copertina già dal ponte. Nelle gelide acque di quel Tevere che ora ha inghiottito i sedici mesi di Claudio. Lo ha buttato giù come un fagotto, come qualcosa senza valore da buttare via. E l’ha fatto sotto gli occhi inorriditi di un agente della polizia penitenziaria e della sorella di Claudia, incinta al nono mese e sotto choc. I due testimoni dell’orrendo delitto saranno sentiti nei prossimi giorni dai magistrati. Patrizio Franceschelli, arrestato subito dopo dai carabinieri, ha ammesso “ho buttato mio figlio nel Tevere” prima di chiudersi in un cupo silenzio.

L’arresto e le indagini dei carabinieri.

Domani mattina si svolgeranno l’udienza di convalida dell’arresto e l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli dove il giovane padre si trova rinchiuso. Intanto, i carabinieri del Nucleo radiomobile – coordinati dal pm Attilio Pisani della Procura della Repubblica di Roma – stanno indagando nei pezzi della tormentata storia tra Patrizio e Claudia, per cercare di capire come sia potuta succedere quella tragedia immensa. La giovane mamma, disperata, è ancora ricoverata in ospedale per gravi problemi di anoressia e di quella depressione mostruosa che adesso, senza il suo Claudio, è ancora più feroce. Le ricerche del corpicino del piccolo continuano, ancora purtroppo senza esito. Il Tevere, anche a causa del maltempo di questi giorni, potrebbe aver trascinato il piccolo fino alla foce.

Le accuse contestate e la valutazione della premeditazione.

Il pubblico ministero Pisani che coordina le indagini sta inoltrato oggi al Gip la richiesta di convalida del fermo e l’emissione di un provvedimento cautelare in carcere per omicidio volontario. A Franceschelli, reo confesso, che ora è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, potrebbe essere contestato l’omicidio premeditato, visto che nei giorni antecedenti il folle gesto aveva minacciato la moglie di uccidere il figlio se lei lo avesse lasciato. Minaccia di cui erano a conoscenza anche i familiari della giovane mamma. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Franceschelli sabato all’alba sarebbe andato appositamente nella casa dei genitori di Claudia per rapire il piccolo.

TALITA FREZZI

D: In che consiste la nuova (possibile) accusa di omicidio premeditato?

R: La premeditazione è una aggravante che porta la pena base per l’omicidio all’ergastolo. Sta ad indicare che il colpevole ha progettato preventivamente l’ideazione dell’azione criminosa che viene considerata per questo più grave rispetto ad una volontà criminale realizzata nel momento stesso dell’azione.

D: Il fatto che Franceschelli sia reo-confesso, peserà in qualche modo sulla sua posizione?

R: Sì, potrebbe essere valutato positivamente a suo favore ai fini della concessione delle attenuanti generiche che potrebbero bilanciare le contestate aggravanti facendo regredire la pena a quella ordinariamente prevista per l’omicidio volontario, cioè non inferiore ad anni 21.

D: I precedenti per spaccio, per violenze in famiglia verso la moglie e le reiterate minacce di ucciderle il figlio influenzeranno la valutazione dei giudici ai fini della pena?

R: Al contrario di quanto detto sopra la presenza di precedenti penali potranno negativamente influenzare la valutazione del giudice in termini di concessione delle attenuanti generiche, salvo poi la possibilità di applicare la disciplina della recidiva.

D: Perché la convalida del fermo e l’interrogatorio di garanzia del giovane si svolgeranno in carcere e non in tribunale?

R: L’interrogatorio compiuto dell’indagato contestualmente alla convalida del dell’arresto viene svolto in carcere, salvo quando si procede con giudizio direttissimo. In quel caso l’imputato viene portato in Tribunale per procedere alla convalida e successivamente alla celebrazione dell’udienza con rito direttissimo.

AVV.TOMMASO ROSSI

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2 Responses

  1. Angy Fantini
    Angy Fantini at |

    ergastolo, ergastolo, ergastoloè basta

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  2. ubertino da casale
    ubertino da casale at |

    sono tragedie che nei giri della vita possono anche accadere, ma non dovrebbero accadere se si potesse abbracciare chi non posso piu’ abbracciare perche’ le strade si sono concluse!
    io non mi metto sullo stesso piano di uno squilibrato! quanta pazienza amore!
    un abbraccio al primo amico e primo paladino

    Ubertino da Casale

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