‘Ndrangheta: falsi certificati in carcere, medico e detenuti a giudizio


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SPOLETO, 10 FEBBRAIO ’12 – E’ un maxi processo che vede imputate quindici persone quello che si è aperto nei giorni scorsi al Tribunale di Spoleto. Detenuti e familiari, secondo l’accusa, avrebbero corrotto l’ex dirigente medico del carcere di Maiano (dottor Giuseppe Fiorani) per avere falsi certificati e uscire di prigione, ottenere permessi o una riduzione della pena. E a beneficiarne erano esponenti della ‘ndrangheta. Il sistema, macchinoso quanto ben collaudato, è stato scoperto a seguito di una lunga indagine iniziata nel 2008-2009 e dopo sedici mesi di intercettazioni, controlli e confronti, nel luglio 2009 sono scattati gli arresti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta – coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto – il medico avrebbe rilasciato falsi certificati in cui attestava che i camorristi erano affetti da patologie particolari, anche gravi, e comunque incompatibili con la detenzione e inoltre, sempre a sua firma erano stati rilasciati documenti medici studiati a tavolino per far godere ai camorristi detenuti a Spoleto di permessi, uscite extra, riduzioni della pena. Sarebbero 15 gli affiliati alla ‘ndrangheta e alla camorra imputati in questo maxi processo. Sono comparsi davanti al giudice Emilia Bellina presidente del Tribunale collegiale di Spoleto, sette detenuti e otto familiari: Salvatore e Antonio Paviglianiti, Giuseppe Crea, Mauro Leazza, Annunciata Sterpino, Francesco Sorrentino, Vittorio Mango, Mario Santoro, Lucia Della Martora, Giovanni Maurielle, Alfonso e Salvatore Germoglio, Gianluca Guglielmino, Domenico Strangio e Lidia Zuccarello. Il maxi processo è stato rinviato al 22 marzo.

Il dottor Fiorani, al centro dell’inchiesta, era già stato condannato il 30 novembre 2010 con rito abbreviato a tre anni e dieci mesi di carcere per il reato di corruzione continuata. Le indagini hanno portato alla luce delle “parcelle d’oro”: le prestazioni professionali del medico per i camorristi venivano pagate anche 15-20 mila euro l’una, oppure con oggetti d’oro e di valore (in casa del medico, in seguito a una perquisizione, gli inquirenti avevano rinvenuto un Rolex d’oro la cui provenienza era stata attribuita all’attività criminosa per conto delle due organizzazioni criminali). Oltre al medico, avevano scelto il rito abbreviato anche Giuseppe Strangio condannato a 3 anni; Alessandro Strano e Michele Piarulli condannati a due anni; Giovanni Sorrentino che dovrà scontare 1 anno e 4 mesi; Francesco Mannarà (1 anno e 6 mesi) e Cosimo Commisso (8 mesi). Assolta invece, per non aver commesso il fatto, Angela La Rosa, moglie di Alessandro Strano, che è stata ritenuta estranea ai fatti. Gli arresti sono stati compiuti tempestivamente, appena prima che quel “sistema criminoso con meccanismi abituali e collaudati” come venne definito dai pm, portasse i risultati sperati e cioè, consentisse a esponenti di spicco dei clan malavitosi della camorra e della ‘ndrangheta, finora detenuti col regime di massima sicurezza, di tornare in libertà o avere sconti di pena.

TALITA FREZZI

D: In che consiste il reato di corruzione continuata?

R: Il reato ipotizzato è quello di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (c.d. corruzione propria):ne risponde il pubblico ufficiale o l’incaricato di  pubblico servizio che riceve, o accetta la promessa, per sè o altri denaro o altra utilità, per omettere o ritardare un atto del suo ufficio o per fare un atto contrario ai doveri del suo ufficio.

D: I favori fatti a esponenti di spicco dei clan della Camorra e della ‘Ndrangheta, possono considerarsi aggravanti?

R: No, non esiste una specifica aggravante di questo tipo. Esiste invece l’aggravante del “metodo mafioso”, che si ha quando un qualsiasi reato viene compiuto con utilizzo di un metodo delinquenziale di stampo mafioso.

D: Per gli otto familiari dei detenuti, che assicuravano dall’esterno il regolare funzionamento della macchina criminosa, quali reati saranno contestati?

R: Potrebbe profilarsi la partecipazione all’associazione a delinquere di stampo mafioso, quantomeno nelle forme del concorso esterno, oppure semplicemente il reato di favoreggiamento.

AVV.TOMMASO ROSSI

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